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Ogni giorno in media 3 morti sul lavoro. Il Primo Maggio quest’anno è stato dedicato inesorabile routine ha portato ieri 1 maggio molte piazze italiane cortei a manifestare il loro dissenso a questa tragica quotidianità.

Con quelle persone, non viene a mancare solo la vita ma anche i principi fondamentali che hanno costituito la nostra Repubblica con la scrittura della Costituzione, la quale recita proprio nell’Articolo 1:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Il lavoro, deve essere fondamento di un’attività nobilitata dall’uomo, non dovrebbe penalizzare o essere portatore di lutti familiari.

La sua mancanza di un’adeguata messa in sicurezza non può aver come alibi la precarietà, la mancanza di investimenti, l’omissione di controlli. In nome spesso del profitto ottenuto sulla pelle dei lavoratori.

Questo succede spesso di fronte al mondo degli appalti al ribasso, l’eccesso di esternalizzazioni e le dinamiche della GIG economy, che escludendo prestazioni continuative non può garantire una cultura ed una approfondita conoscenza del modus operandi in Sicurezza.

 

Piccole o grandi imprese oggi hanno un grande ruolo di responsabilità oltre agli investimenti e alle loro decisioni che impattano sul valore socio-economico ma anche culturale del nostro Paese. Nelle mani del datore di lavoro si concentrano gli obblighi di esclusiva competenza quali la redazione del documento che consegue la valutazione dei rischi presenti negli ambienti lavorativi e la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP).

‘Sicurezza: il cuore del lavoro’ lo slogan scelto quest’anno da Cgil, Cisl, Uil  per la Festa dei Lavoratori per dare “un segnale forte e inequivocabile alla politica, al mondo delle imprese e delle istituzioni nazionali e locali, alla scuola e al sistema pubblico, nel cambiare rotta e passo, e per contribuire a porre, quale nostro principio intangibile, la centralità della persona nel lavoro.

l’art. 1 continua:

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La Costituzione ci indica che siamo noi i sovrani del nostro “esser cittadini”, del nostro esser parte di una società che è un organismo vivente, capace di amare il prossimo anche con le proprie azioni e consapevolezze. Al di là delle forme contrattuali, delle, precarietà, degli investimenti, le nostre scelte determinano o meno un cambiamento.

Buona scelta cittadino.

 

 

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