AL GUSTO DI… AROMI NELLA LISTA INGREDIENTI

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La Corte di Giustizia Ue con una propria sentenza ha decretato che in caso di messaggi di marketing in etichetta dei prodotti alimentari e bibite quali “al gusto di… , all’aroma di… (nome del frutto o simili)” tale indicazione sia da limitarsi ai prodotti che effettivamente contengano l’ingrediente. La Corte ha considerato comunicazione ingannevole al consumatore la presenza dell’ingrediente… in forma di “aroma naturale” – pure considerabile a tutti gli effetti legali come “ingrediente” e non quindi solo l’aroma artificiale – o natural-identico. Questo perché, con il Reg. 1334/2008, non è più possibile differenziare in etichetta tra aromi davvero naturali e aromi natural-identici, con possibilità di fatto di ingannare il consumatore.

Spesso gli aromi sono utilizzati per occultare la qualità reale delle materie prime. Va però chiarito meglio, in caso di aromi naturali considerabili a tutti gli effetti ingredienti, quale sia la soglia necessaria per non profilare una comunicazione ingannevole. Ad esempio, l’olio essenziale di bergamotto – a tutti gli effetti un aroma naturale “ingrediente” – potrebbe non essere sufficiente, in base alla interpretazione della Corte, per designare “al gusto di bergamotto” un preparato alimentare. Ulteriore aspetto delicato è quello della delega alle autorità nazionali con possibile ulteriore frammentazione interpretativa.

Infine la sentenza segnala un profondo disallineamento tra reg. 1169/2011 (più a tutela del consumatore) e reg. 1334/2008 (a favore della grande industria): regolamento, quest’ultimo, che consentiva appunto di nascondere nella stessa categoria gli aromi naturali quali estratti naturali o invece aromi natural-identici (quindi di derivazione chimica), senza che ciò fosse apprezzabile al consumatore. Ora la difficoltà sarà appunto che anche chi utilizza aromi naturali veri (come la vaniglia) potrebbe teoricamente essere considerato fuori legge.

Per consentire una corretta vendita e informazione ai consumatori sono attesi chiarimenti da parte delle istituzioni preposte, ma anche la certezza del diritto ai produttori alimentari.

 

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