BONIFICA SITI INDUSTRIALI E RISCHIO RADIAZIONI

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3A luglio 2016 l’INAIL ha divulgato una nuova pubblicazione riguardante il rischio di esposizione a radiazioni ionizzanti per i lavoratori che operano nel settore della bonifica dei siti industriali di origine non nucleare.

L’attenzione a questa problematica deriva, in particolar modo, dalle grandi quantità di materiali contenute nei rifiuti industriali, generalmente non considerati radioattivi, ma che contengono radionuclidi naturali in concentrazioni superiori alla media della crosta terrestre (cosiddetti NORM).

La maggior parte dei rifiuti di tipo radioattivo, esistenti in Italia, proviene dalle operazioni di dismissione degli impianti nucleari, definitivamente abbandonati in Italia nel 1987; mentre una frazione minore è dovuta a attività sanitarie e industriali.

Attualmente, ricorda INAIL, tra i vari paesi industrializzati non c’è accordo sui livelli di concentrazione per i quali i NORM debbano essere considerati residui radioattivi, principalmente per motivi economici legati alla gestione dei rifiuti. La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che la rilevanza dell’esposizione ai NORM dipende molto da circostanze locali, da modelli comportamentali e dalle condizioni di vita.

Per identificare strategie e tecnologie adatte alle operazioni di rimedio è necessario avere conoscenza delle potenziali sorgenti dei NORM, dei processi tipici che conducono ad aumenti di concentrazione, della dispersione di NORM nell’ambiente ed, infine, dai modelli di esposizione umana.

L’entità dell’esposizione alle radiazioni ionizzanti dei lavoratori coinvolti nelle attività di bonifica dipende dalla durata, dalle mansioni e dalle vie e modalità di esposizione stessa. Nel caso delle radiazioni ionizzanti il pericolo consiste nell’eventuale danno biologico derivante dall’esposizione la cui gravità è associata al tipo di radiazioni, quindi alla loro energia e alla loro radiotossicità, oltre che alla radiosensibilità del tessuto colpito. Per ogni radionuclide è importante avere informazioni di carattere chimico-fisico dell’elemento di appartenenza ed è altrettanto importante conoscere gli aspetti generali del comportamento metabolico.

La pubblicazione indica che la presenza di rifiuti interrati costituisce un rischio di inquinamento delle acque superficiali per dilavamento delle acque meteoriche e delle acque sotterranee per percolamento in falda attraverso i terreni, con conseguente possibile esposizione della popolazione generale.

In questo caso la misura preventiva più efficace è l’identificazione precoce delle sorgenti, sulla base di elementi storici della produzione e degli impianti, sul controllo delle più diffuse e note sorgenti (come rilevatori di fumo, dispositivi contro le scariche atmosferiche, rilevatori di spessore, ecc.). Occorre, quindi, verificare che la fase di censimento sia stata realizzata con accuratezza, e che, di conseguenza, siano state avviate le indagini sul campo.

In conclusione, la pubblicazione INAIL elenca quali sono le modalità operative da intraprendere in un sito da bonificare:

  • valutazioni radioprotezionistiche/organizzative preliminari sul piano operativo di intervento propedeutico alla pianificazione delle operazioni di movimentazione dei rifiuti e trasporto;
  • verifiche puntuali, durante le attività di movimentazione e allontanamento dei rifiuti, sui fusti lavorati e sul loro contenuto;
  • verifiche radioprotezionistiche conclusive, per il rilascio del sito senza alcun vincolo radiologico.

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