CIPRESSI : UNA BARRIERA NATURALE AGLI INCENDI

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Uno studio italo-spagnolo per valutare le caratteristiche di questi alberi che apparentemente resistono agli incendi.

Non tutte le disgrazie vengono per nuocere. E’ quello che avranno pensato i ricercatori spagnoli che stavano effettuando uno studio sulla resistenza delle piante a dei particolari funghi patogeni e che hanno visto andare letteralmente in fumo il loro appezzamento di piante coltivate a scopo scientifico. Infatti, in seguito all’incendio avvenuto alle piante oggetto di studi,  hanno notato una macchia verde nel mezzo a tutte le altre piante carbonizzate: un gruppo di cipressi mediterranei che erano ancora vivi e apparentemente risparmiati dalle fiamme.

Dopo l’incendio avvenuto nel 2012 questa specie arboricola (il Cupressus sempervirens var.horizontalis) è stata analizzata dai ricercatori spagnoli del Forest Fire Laboratory di INIA-CIFOR e dall’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante di Firenze.

I test di infiammabilità, compiuti sia su rami secchi che su rami vivi e completi di foglie, hanno portato alla luce la notevole facoltà della pianta di immagazzinare una maggiore  quantità di acqua rispetto alle altre specie. La ricerca ha evidenziato anche che i tessuti che vanno a comporre rami e foglie sono rivestiti da una spessa cuticola idrofobica che ne riduce al minimo la dispersione di acqua. Anche nelle situazioni estreme presenti in un incendio. La forma affusolata della chioma fa sì che le foglie morte non si accumulino tra le fronde della pianta e che queste, cadendo e depositandosi alla base della pianta, contribuiscano a trattenere l’acqua presente nel terreno e limitare l’apporto del comburente (ossigeno).

In caso di incendio, durante le fasi di riscaldamento i composti organici volatili (COV) derivanti dalle resine delle conifere sono cruciali per innescare o accelerare la combustione. Nel caso dei pini l’accensione è velocizzata proprio da questi gas e si trasmette ai rami e agli aghi. Nel caso dei cipressi questi componenti volatili vengono degassati un po’ alla volta durante la fase di riscaldamento che precede l’accensione e non contribuiscono al processo di combustione.

In conclusione, è emerso che le proprietà intrinseche dell’albero lo aiutano a difendersi dalla combustione: l’accensione di un cipresso può richiedere fino a 7 volte in più il tempo necessario per incendiarsi di alberi quali pini e querce.

Considerando le capacità di adattamento dei cipressi mediterranei, che possono prosperare dal livello del mare fino ad altitudini di più di 2000 metri, la speranza  degli studiosi  è di poter sfruttare  queste  piante  come barriere antifiamma e creare delle zone “cuscinetto” in grado  di rallentare  la propagazione  degli incendi e favorire gli interventi  di spegnimento.

Di seguito il link alla ricerca:  IPSP-CNR UOS di Firenze – L’enigma dei cipressi che resistono al fuoco

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