Rischio da esposizione al Radon

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Nella nostra epoca la radioattività naturale cui la popolazione è esposta quotidianamente è in aumento come conseguenza del progresso tecnologico, a cui si somma l’esposizione a sorgenti artificiali di radiazioni, utilizzate in ambito medico, industriale, nella ricerca scientifica o legate all’impiego dell’energia nucleare. Per quanto riguarda la radioattività naturale, la quota più rilevante è quella derivata dall’esposizione a Radon.

Il Radon è un gas radioattivo naturale che si forma dal decadimento dell’uranio presente nel terreno, nelle rocce e nei materiali da costruzione e poiché ha le caratteristiche di essere inodore, incolore ed insapore, esso è impercettibile ai sensi. Il Radon rilasciato dal terreno o portato in superficie dalle acque di falda si disperde nell’atmosfera producendo nei luoghi aperti concentrazioni molto basse, mentre nei luoghi chiusi come i piani interrati e seminterrati degli edifici si possono raggiungere concentrazioni elevate.

 

Gli effetti dannosi del Radon sono dovuti essenzialmente ai suoi “prodotti di decadimento” che si attaccano alle pareti interne dell’apparato respiratorio emettendo radiazioni ionizzanti e producendo danni alle cellule bronco-polmonari che possono poi evolversi in tumori.

Il Radon è difatti una sostanza classificata tra i cancerogeni e rappresenta la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta.

Il rischio legato al Radon cresce proporzionalmente con:

  • la concentrazione del gas nell’aria;
  • il tempo di permanenza all’interno degli ambienti chiusi ricchi di Radon;
  • l’abitudine di fumare: i rischi dovuti al fumo e al Radon sono strettamente correlati in quanto si amplificano a vicenda. Un fumatore esposto al Radon è circa 15 volte più a rischio di un non fumatore.

 

L’ingresso del Radon negli edifici avviene essenzialmente dal suolo sottostante o a contatto con le pareti perimetrali ed è legato a fattori geologici e a fattori strutturali degli edifici stessi (crepe, fessurazioni, cavedi per il passaggio dei cavi, aperture per il passaggio di tubazioni, ecc…).

Per effettuare una valutazione sarà necessario misurare la concentrazione del gas nell’aria, misurata in Bq/mc (Becquerel per metro cubo), mediante opportuni sistemi di misura. La presenza del Radon in un ambiente chiuso varia continuamente sia nell’arco della giornata (generalmente di notte si raggiungono livelli più alti che di giorno) sia stagionalmente (di norma in inverno si hanno concentrazioni maggiori che in estate), pertanto è importante che la misura si protragga per tempi lunghi, generalmente un anno.

Lo strumento per misurazioni di lungo periodo è il dosimetro, il quale verrà collocato nel locale per il tempo previsto, fornendo il valore medio di concentrazione del Radon nell’aria.

 

La normativa italiana vigente, D. Lgs. 26/05/2000 n. 241, prevede l’obbligo di valutare l’esposizione  quando i lavoratori permangono in ambienti sotterranei o seminterrati (con almeno tre pareti confinanti con il terreno) per almeno 10 ore al mese. Il livello d’azione previsto risulta essere pari ad un valore di concentrazione del radon di 500 Bq/mc e di dose efficace assorbita pari a 3 mSv/anno.

Qualora il risultato porti a valori superiori ai livelli d’azione il titolare dovrà adottare, con urgenza, le azioni di rimedio.

Il metodo più efficace ed immediato, anche se provvisorio, per liberarsi del gas è aerare correttamente i locali: finestre e porte devono essere aperti almeno tre volte al giorno, iniziando dai locali posti ai livelli più bassi. La chiusura, invece, deve iniziare dai piani più alti, per limitare l’effetto ‘camino’.

Azioni di rimedio che si possono mettere in atto una volta accertata la presenza di Radon e verificate le sorgenti d’ingresso sono:

  • aumento della ventilazione e quindi dei ricambi d’aria sia con metodi passivi che attivi;
  • sigillatura delle vie d’accesso: isolamento impianto elettrico e idraulico, pavimentazione e muratura;
  • sigillatura di crepe e fessure di muri e pavimenti contro terra;
  • pressurizzazione dell’ambiente di lavoro;
  • depressurizzazione del terreno.

 

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