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Sarò provocatorio. Il benessere è il mito a cui ciascun individuo oggi giorno mira per sentirsi in equilibrio: benessere fisico e benessere mentale. Non entrerò nei meandri del “bene essere” della vita privata, ma è certo che la vita lavorativa incide fortemente anche nella sfera privata; a dire il vero trovare una distinzione tra il tempo privato e quello lavorativo è un esercizio meramente didattico perché viviamo in un tempo in cui l’uno influenza l’altro, l’uno penetra l’altro. Se sono stressato dal lavoro renderò meno nella partita di calcetto serale, così come le mie performance sul lavoro saranno limitate se ho litigato pesantemente con il mio migliore amico la sera prima. Vasi comunicanti.

Il tema del benessere lavorativo è fortemente dibattuto nelle Organizzazioni di oggi; ne parlano nei Consigli di Amministrazione, se ne parla in convegni, workshop, seminari e nelle chiacchiere durante un aperitivo tra amici. Senza ombra di dubbio il solo parlarne è sintomo di progresso; quando ne parlo a mio padre si fa una risata ripensando a quando lavorava lui. Non solo se ne parla, molte Organizzazioni attuano tutta una serie di politiche volte a migliorare la qualità lavorativa delle persone. Il benessere è una matrioska della forma di una persona ed ogni volta che la apri trovi una nuova forma: welfare, wellness, wellbeing, clima aziendale, piattaforme, asili nido, smart working, palestre, flessibilità, formazione, effetto bottom up, strategia top down e chi più ne ha più ne metta. Intendiamoci, qualsiasi sia la strategia adottata da un’Azienda non può che essere ammirevole e mi annoio ad ascoltare le discussioni su quale sia migliore e quale no; non me ne vogliate, ma se la persona è il cuore pulsante di un’Organizzazione, qualsiasi cosa faccia il Board che vada oltre alla mera retribuzione è degna di lode. Più ne fa meglio è, sia chiaro.

Ciò che mi lascia perplesso, fortemente perplesso, è che nei salotti buoni delle Risorse Umane si parla di tutti questi argomenti con una creatività affascinante, ma dell’ultima e più piccola bambolina della matrioska nessuno parla: la salute e la sicurezza delle persone o Health & Safety se vi suona meglio. Se provi anche solo a citarle vedi occhi di manager e guru dell’HR rivolgersi verso l’alto a cui segue un lento e prolungato sospiro; solo quando hanno espirato tutto il fiato lentamente inarcano in avanti le loro spalle assumendo una postura dimessa. Salute e Sicurezza sul lavoro: roba da tecnici, la formazione noiosa, la materia sterile e per nulla creativa, il documento che la legge ti impone, la burocrazia che non contribuisce alla crescita delle nostre iper – digital – fashion Aziende. Ecco il messaggio che arriva dal linguaggio non verbale citato qualche riga fa. A questo punto è inevitabile che mi perplima. Senza salute fisica e senza salute mentale della persona credo che abbia poco senso mettere un calcio balilla nella zona relax; poco conta dare la flessibilità sul lavoro se la persona traboccante di cortisolo da stress, nel tornare a casa in auto, è vittima di un grave incidente perché distratto con la mente esaurita. Poco serve la palestra se i principi fondamentali della movimentazione manuale dei carichi non vengono rispettati o se quello che respiri ti porterà all’asma cronica. La nostra SALUTE e la nostra SICUREZZA sono i pilastri del benessere di ciascuno di noi. Quindi fondate la vostra leadership su questi capisaldi, credeteci per primi e generate una nuova cultura aziendale: vedrete che anche il calcio balilla allora sarà molto più apprezzato.

 

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Stefano Pancari, Presidente Sfera Ingegneria.

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