Lavoratrici madri, cosa cambia con il Decreto del “Fare”

L’obbligo di utilizzo dei DPI
25 Novembre 2013
uscite
Le uscite di emergenza
15 Dicembre 2013

La tutela delle lavoratrici madri è oggi regolata dal D.Lgs.151/2001 e D.Lgs.81/08.

Il D.Lgs.151/2001 disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità di figli naturali, adottivi e in affidamento, nonché il sostegno economico alla maternità e alla paternità.

Il D.Lgs.81/08 disciplina la valutazione dei rischi che deve ricomprendere anche le lavoratrici in stato di gravidanza

Art.28 comma 1 (valutazione dei rischi) – La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (omissis)

Art.41 comma 3 (sorveglianza sanitaria) – Le visite mediche di cui al comma 2 non possono essere effettuate:

(omissis)

b) per accertare stati di gravidanza

(omissis)

Art. 183 comma 1 (agenti fisici, lavoratori particolarmente sensibili) – Il datore di lavoro adatta le misure di cui all’articolo 182 alle esigenze dei lavoratori appartenenti a gruppi particolarmente sensibili al rischio, incluse le donne in stato di gravidanza ed i minori.

Art.190 (rumore, valutazione del rischio) – Nell’ambito di quanto previsto dall’articolo 181, il datore di lavoro valuta l’esposizione dei lavoratori al rumore durante il lavoro prendendo in considerazione in particolare:

(omissis)

c) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rumore, con particolare riferimento alle donne in gravidanza e i minori;

(omissis)

Art.202 (vibrazioni, valutazione del rischio) – Ai fini della valutazione di cui al comma 1, il datore di lavoro tiene conto, in particolare, dei seguenti elementi:

(omissis)

gli eventuali effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio con particolare riferimento alle donne in gravidanza e ai minori;

(omissis)

Allegato IV punto 1.11.4 (luoghi di lavoro) – Le donne incinte e le madri che allattano devono avere la possibilità di riposarsi in posizione distesa e in condizioni appropriate.

All. XLVI punto 2 (agenti biologici) – La classificazione degli agenti biologici si basa sull’effetto esercitato dagli stessi su lavoratori sani.

 

(omissis)

2.Essa non tiene conto dei particolari effetti sui lavoratori la cui sensibilità potrebbe essere modificata, da altre cause quali malattia preesistente, uso di medicinali, immunità compromessa, stato di gravidanza o allattamento, fattori dei quali è tenuto conto nella sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41.

(omissis)

La tutela delle lavoratrici madri parte dal presupposto che una lavoratrici informi il datore di lavoro circa il proprio stato di gravidanza. Senza tale informazione, visto che correttamente è vietata la visita medica da parte del datore di lavoro per l’accertamento dello stato di gravidanza, non possono essere avviate le attività di valutazione dei rischi sulla lavoratrice e la mansione che essa svolge.

Sinteticamente si riportano i rischi a cui una lavoratrice madre non può essere esposta fino al settimo mese dopo il parto:

  • movimentazione manuale dei carichi
  • esposizione alla silicosi e all’asbestosi
  • esposizione a radiazioni ionizzanti
  • lavori su scale e impalcature mobili e fisse
  • lavori di manovalanza pesante
  • postura eretta per più della metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante
  • lavori con macchina mossa a pedale, o comandata a pedale, quando il ritmo sia frequente, o esiga un notevole sforzo
  • i lavori con macchine scuotenti o con utensili che trasmettono intense vibrazioni
  • lavori agricoli che implicano la manipolazione o l’uso di sostanze tossiche o altrimenti nocive nella concimazione del terreno e nella cura del bestiame
  • lavori di monda o trapianto del riso
  • lavori a bordo di navi, aerei, treni, pullman e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto

E ancora:

  • esposizione a sostanze pericolose, amianto, silice libera cristallina, cancerogene, mutagene o teratogene
  • esposizione ad agenti fisici quali rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti
  • atmosfera a pressione superiore a quella naturale, ad esempio in contenitori sotto pressione, immersione sottomarina
  • esposizione ad agenti biologici dei gruppi 3 e 4
  • sostanze e preparati classificati tossici (T), molto tossici (T+), corrosivi (C), esplosivi (E) o estremamente infiammabili (F+)
  • sostanze e preparati classificati nocivi (Xn)
  • piombo e composti

Qualora la mansione della lavoratrice preveda l’esposizione ad almeno uno dei predetti fattori di rischio, il datore di lavoro è tenuto a modificare la mansione al fine di eliminare l’esposizione; qualora il cambio di mansione non sia possibile è prevista l’anticipazione del periodo di interdizione.

Il presente articolo si vuole soffermare sull’informazione che la lavoratrice deve fornire al datore di lavoro circa il suo stato di gravidanza.

Con l’introduzione del DL 69/2013 convertito in legge n. 98/2013 ed in particolare con l’articolo 34 del Decreto del Fare, entrato in vigore il 20 agosto corrente mese, è stato stabilito che la comunicazione dello stato di gravidanza della donna lavoratrice sarà un obbligo del medico curante. Così come tutti gli adempimenti fino ad ora a carico della futura mamma: il certificato di gravidanza con annessa data presunta del parto, la certificazione relativa alla nascita del bambino e nel caso, quella di interruzione di gravidanza, dovranno essere trasmesse telematicamente dal dottore.Si tratta di una procedura sicuramente più comoda per le future mamme e che dovrebbe snellire quella prevista dalla prassi fino ad oggi oltre a garantire la vericidità delle informazioni annesse. Così come già avvenuto per le comunicazioni inerenti lo stato di malattia, anch’esse dapprima a carico del lavoratore oggi invece divenute un obbligo per il medico, sarà proprio quest’ultimo a dover effettuare telematicamente tutte le comunicazioni all’Inps, non più la lavoratrice stessa.

Il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto, dovrà essere inviato all’INPS esclusivamente in via telematica direttamente dal medico del SSN o con esso convenzionato.

A tal fine, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del Decreto del Fare (ovvero entro il prossimo 21 Dicembre) verranno puntualmente definiti con apposito decreto interministeriale le modalità ed i servizi per effettuare la suddetta trasmissione telematica.

Il medesimo decreto interministeriale stabilirà, inoltre, le modalità ed i servizi per la trasmissione all’INPS, esclusivamente in via telematica, del certificato di parto o del certificato di interruzione di gravidanza da parte della competente struttura pubblica o privata convenzionata con il SSN.

L’obbligo di trasmissione telematica del certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto, del certificato di parto e del certificato di interruzione di gravidanza decorrerà dal 90° giorno successivo alla data di entrata in vigore del citato decreto interministeriale.

Fino a tale data resta fermo l’obbligo, per la lavoratrice, di consegnare all’INPS il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto (art. 21, comma 1, D.Lgs. n. 151/2001) nonché la dichiarazione sostitutiva attestante la data del parto (art.46, DPR n.445/2000).

Preme evidenziare, infine, che le suddette disposizioni non apportano alcuna modifica all’obbligo, per la lavoratrice, di consegnare al proprio datore di lavoro:

  • Entro 2 mesi antecedenti la data presunta del parto, il certificato medico indicante la data presunta del parto (art 21, comma 1, D.Lgs. n. 151/2011);
  • Entro i 30 giorni successivi al parto, il certificato di nascita del figlio ovvero la dichiarazione sostitutiva (art. 21, comma 2, D.Lgs. 151/2011)

Legge 98/2013 – Decreto del “fare”

Testo D.Lgs.81/08

Testo D.Lgs. 151/01

 

Vuoi restare sempre aggiornato?

_______

Ricevi gli ultimi articoli nella tua casella di posta.