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Vi è mai capitato di lavorare a due metri o più di altezza dal terreno? No? Beh, sappiate che se mai lo aveste fatto, come ci ricorda il buon Testo Unico sulla Sicurezza, avete lavorato in quota.

Il lavoro in quota non è una questione da prendere alla leggera, basti pensare che è la seconda causa di morti bianche nel mondo, ricoprendo ben il 26% di esse.

Proprio per questa sua caratteristica di esporre i lavoratori a rischi particolarmente gravi per la loro salute viene normato e descritto in modo particolarmente specifico dal Testo Unico 81/2008 che lo definisce come “un’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta su altezza superiore a 2m rispetto a un piano stabile”.

Questo tipo di lavoro come facilmente intuibile si porta dietro una lunga serie di potenziali rischi di cui i principali sono:

  • Perdita di equilibrio con conseguente caduta dall’alto.
  • Effetto pendolo che porta il lavoratore ad urtare contro il suolo, parete o ostacolo.
  • Sospensione inerte del corpo (o sindrome da imbraco), ovvero quando un lavoratore rimane appeso senza possibilità di muoversi.
  • Lesioni generiche (come schiacciamenti, colpi, impatti e tagli) causate dall’investimento di masse cadute dall’alto durante il trasporto con gru, argani, ecc.

È quindi necessario tutelare il lavoratore al meglio per evitare che quest’ultimo si faccia male, questa tutela deve avvenire su due livelli ben distinti:

Da una parte al dipendente devono essere associati tutti i dispositivi di protezione adeguati, siano essi collettivi come i ponteggi o i parapetti, individuali (detti DPI) come elmetti di protezione e imbracature, temporanei come i parapetti mobili o fissi come i sistemi di ancoraggio.

Dall’altra al dipendente deve essere erogato un adeguato addestramento in merito, specialmente per quanto riguarda i DPI, ed è importante sensibilizzarlo sui rischi ai quali può andare incontro nel caso decidesse di non utilizzarli. L’addestramento per questo tipo di rischio si chiama “corso per lavoratori in quota” ha una durata di 8 ore, validità di 5 anni e tratta i seguenti argomenti:

  • corretto utilizzo dei DPI,
  • normativa di riferimento e marcature CE,
  • valutazione dei rischi e fattori di caduta,
  • obblighi del Datore di Lavoro e del lavoratore,
  • soccorso in quota,
  • posizionamento in appoggio su struttura verticale.

Per concludere, chi è che deve far sì che queste tutele vengano messe in atto?

Come ben intuibile la figura che si deve assicurare che entrambi i livelli vengano rispettati è il Datore di Lavoro, il quale non solo dovrà fornire ai lavoratori le misure e gli addestramenti necessari a garantire loro l’incolumità, ma dovrà anche assicurarsi che, effettivamente, ogni singolo lavoratore si avvalga in modo costante e corretto delle misure adeguate.

Articolo di Lorenzo Pieraccini.

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