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Quello che manca e che negli ultimi anni si sta largamente diffondendo, soprattutto nelle aziende ad alto profilo di rischio, è la diffusione di un orientamento alla sicurezza. Questo tipo di approccio mira ad avviare un processo circolare continuo dove il lavoratore, attore della sicurezza alla stregua dei suoi pari (così come dei superiori), è capace di influenzare positivamente il gruppo ed a sua volta di esserne influenzato. L’approccio formativo necessario all’avvio di questo processo vira dal semplice insegnamento al saper fare verso una formazione omnicomprensiva basata sul saper essere. Si tratta di fornire al lavoratore un ulteriore set di strumenti, di tipo cognitivo, attraverso i quali egli possa interagire con il sistema ed interpretare adeguatamente il momento lavorativo. Accanto alla conoscenza delle normative in vigore, dei protocolli e delle procedure inerenti le operazioni e le attrezzature, vengono in questo modo contemplate una serie di skills di orientamento alla sicurezza, attraverso le quali il lavoratore possa essere in grado di analizzare, reagire ed agire complessivamente e trasversalmente alle diverse situazioni, siano esse prevedibili o di tipo emergenziale. Tali competenze di carattere non tecnico ma altamente performanti in termini di contributo alla messa in atto di comportamenti più sicuri sono chiamate NTS (Non-Technical Skills).

Nel 1998 Van Avermaete, ha definito le NTS, anche dette NOTHECS, come quelle abilità cognitive, comportamentali e interpersonali, complementari alle competenze tecnico- professionali, importanti ai fini della riuscita delle pratiche operative nel massimo della sicurezza.  In letteratura le NTS individuate sono 7 e possono essere suddivise in due categorie: individuali e di gruppo.

Per quanto riguarda la categoria delle NOTECHS individuali si hanno: consapevolezza situazionale, decision-making, gestione dello stress e capacità di fronteggiare la fatica. NTS di gruppo sono invece la comunicazione, il teamwork e la leadership.

La consapevolezza situazionale è la capacità che un soggetto ha di conoscere e di saper riconoscere quello che accade intorno a lui. Più dettagliatamente, si tratta della capacità di raccogliere le informazioni, a prescindere dall’intensità dei segnali, e di interpretarle correttamente. Questa skill offre il grande vantaggio di poter essere in grado di anticipare quali sono i possibili scenari futuri legati ad una situazione in corso di accadimento. Il potenziamento di tale competenza, agendo sul processo cognitivo di analisi-sintesi-azione, permette un miglioramento della capacità di risposta dell’individuo, con un conseguente aumento delle probabilità che egli agisca/reagisca nel modo più corretto.

Il decision-making è la capacità di analizzare correttamente i problemi, di considerare le diverse opzioni di risoluzione ed infine, di selezionare la più congeniale tra le opzioni rilevate al fine di risolvere il problema. Il processo di decision-making, parte dall’indagine, dall’analisi e dalla valutazione di una determinata situazione. Successivamente vengono prese in considerazione tutte le possibili opzioni di risoluzione per poi, una volta individuata la più efficace, passare all’implementazione della stessa fino al soddisfacimento delle necessità.

Per quanto riguarda il miglioramento della capacità di gestione dello stress, questa skill consiste nella capacità di autodiagnosticare il manifestarsi di sintomatologie legate allo stress, per essere poi in grado di reagire attraverso quelle che vengono chiamate strategie di coping. Esempi di tali strategie sono una percezione di un sé efficace ed in grado di fronteggiare il problema, oppure il controllo degli stati emotivi negativi.

Come per lo stress, la capacità di riconoscere il manifestarsi di sintomi legati alla fatica, permette poi di reagirvi, attivamente mediante le tecniche di coping di cui sopra, o talvolta in modo passivo. Nell’ambito della sicurezza, per esempio, risulta fondamentale la lucidità mentale nel riconoscere che si è affaticati per la corretta esecuzione, in quel preciso momento, di una data operazione o attività. Una tale autodiagnosi, permette al lavoratore di capire la sua necessità di effettuare una pausa oppure di concentrarsi maggiormente allo scopo di non abbassare la soglia di attenzione.

Mentre nelle NOTECHS viste fino ad ora il protagonista era il singolo individuo, le tre NTS legate al gruppo attingono a tutti quei fattori derivanti dall’interazione tra le componenti del sistema uomo-macchina-ambiente, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sociali, di relazione con l’altro e con il gruppo di riferimento.  Fondamentale risulta, ovviamente, il processo comunicativo in tutte le sue componenti e non solamente dal punto di vista della trasmissione del messaggio. Un comunicatore efficace, per essere tale, necessita della capacità di inviare le informazioni, di riceverle e di essere in grado di indentificare quelli che possono essere i potenziali ostacoli per la riuscita della comunicazione. E’ in questo senso necessario che chi prende parte al processo comunicativo sappia individuare le caratteristiche proprie del contesto, del canale (il mezzo attraverso cui passa la comunicazione), del codice (il linguaggio utilizzato), del referente (l’argomento di cui si parla) e soprattutto del ricevente.

Il teamwork è la capacità di lavorare in team, di supportare i colleghi, di coordinarsi per lo svolgimento delle attività di lavoro nel rispetto dei ruoli e membri del team ed infine di essere in grado di risolvere eventuali conflitti senza che il gruppo ne accusi delle ripercussioni. Alla base di questa competenza vi è quello che Campbell (1990) ha delineato come un triangolo ai cui vertici vi sono fiducia, onestà e rispetto reciproco, e che ha individuato come elemento cruciale per trovare vie d’uscita in una situazione di incertezza.

Per quanto concerne la leadership, essa fa riferimento al leader del gruppo, sia esso designato in modo formale o informale. Come noto, all’interno di ogni gruppo sociale, ciascun individuo assume una determinata posizione, in funzione delle sue caratteristiche come singolo e soprattutto in virtù delle sue capacità di relazione con il gruppo stesso.  In ambito lavorativo il leader, sia esso un superiore come pure un pari grado, ha la capacità di utilizzare l’autorità nel modo più appropriato alla situazione.

Alla luce di quanto detto, è fondamentale al fine di raggiungere un meritato livello di sicurezza, utilizzare un punto di vista antropocentrico che veda il lavoratore al centro dell’analisi per l’individuazione, la valutazione e la gestione dei rischi; allo stesso tempo è necessario che tale approccio renda il lavoratore non solo partecipe del sistema di gestione della sicurezza, ma che lo riconosca come attore protagonista della singola operazione e del complesso di attività o di interazioni che egli ha con macchine ed attrezzature, così come con il contesto ed con il gruppo sociale. Affinché tale processo possa essere messo in moto in maniera efficace, non bisogna però in alcun modo trascurare il fattore umano all’interno di ogni singola valutazione. L’ambiente lavorativo ed i rischi in esso presenti devono essere analizzati considerando il sistema come costituito da tre elementi mutuamente interagenti ovvero essere umano-macchina-ambiente; i molteplici fattori caratteristici di questo sistema rendo inutile pensare di poter considerare risolutivo un solo approccio di individuazione, valutazione, prevenzione e protezione poiché mancante della considerazione di quello che è il motore del sistema ovvero l’essere umano nella sua unicità. A tal proposito fornire al lavoratore delle competenze complementari a quelle di carattere tecnico, tali da permettergli di potersi relazionare, in maniera più efficace, con l’ambiente lavorativo ed interagire con esso a livello di comportamenti sicuri, può implementare notevolmente il livello di sicurezza di un ambiente di lavoro.

In definitiva, la formazione circa le Non-Technical Skills risulta essere un investimento che il datore non può più trascurare di fare. Condividere quelle che, fino ad ora, sono state delineate come caratteristiche prerogative della classe manageriale, permette di creare una nuova classe di lavoratori, dotata di un set di strumenti capaci di agire in modo duplice. Se da un lato, infatti, tali skills possono essere in grado di ottimizzare i processi aziendali e quindi i risultati ad essi riferiti, dall’altro, forniranno di certo al lavoratore quegli strumenti utili affinché egli possa essere inserito all’interno del compound sicurezza con ripercussioni che non possono che essere positive.

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