“È PRIMAVERA, SVEGLIATEVI ALLERGIE”

NORMA UNI: AGGIORNAMENTO DELLA LINEA GUIDA SUL SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE UNI EN ISO 14004
5 Aprile 2016
BARRIERA AL FUOCO STOP FIRE EI 180-120
11 Aprile 2016
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Sulle note di Mattinata fiorentina affronteremo un tema importante per tutte le persone che soffrono di odiosi attacchi allergici che, soprattutto nel periodo primaverile, con i pollini che si mescolano nell’aria, sono costrette a ricorrere all’utilizzo di antistaminici.
Le allergie, oltre ad essere un rilevante problema di sanità pubblica, sono anche fortemente rappresentate tra le malattie sviluppate in ambito lavorativo.
Di solito le allergie si manifestano fin dall’infanzia ma è possibile diventare allergici, specialmente a sostanze presenti nei luoghi di lavoro, a causa della costante e consistente esposizione.
Ma cos’è un’allergia? È una reazione più o meno violenta che può avvenire per reazione ingiustificata del sistema immunitario contro sostanze (allergeni) che normalmente non creano nessun problema alla maggior parte delle persone.
Se la reazione allergica è determinata da sostanze prodotte/usate o comunque presenti negli ambienti di lavoro, si parla di ALLERGOPATIA PROFESSIONALE.
Nel posto di lavoro gli allergeni più comuni sono:
– ALLERGENI DI ORIGINE ANIMALE come acari, forfore animali, etc…
– ALLERGENI DI ORIGINE VEGETALE come farine, fibre tessili, pollini, etc…
– ALLERGENI DERIVANTI DA FUNGHI (MUFFE) E BATTERI
– ALLERGENI CHIMICI come farmaci, coloranti, etc…
Di solito i lavoratori sono esposti agli allergeni per via inalatoria o per contatto mentre più raramente per ingestione o iniezione.
Le reazione allergiche sono: ASMA, ALVEOLITE ALLERGICA ESTRINSECO (AAE) – cioè febbre alta, tosse secca e respirazione accelerata, CONGIUNTIVITE ALLERGICA, DERMATITE DA CONTATTO (DAC),SHOCK ANAFILATTICO.
Perché si parli di malattia professionale è necessario che l’esposizione all’allergene avvenga durante lo svolgimento del proprio lavoro.
Il nesso tra lavoro e malattia dovrà essere verificato a seguito di un dettagliato e specifico esame della mansione lavorativa e del ciclo produttivo in cui essa si inserisce, con lo scopo di individuare le sostanze allergizzanti presenti o usate nel luogo di lavoro.
Cosa si può fare?
– Il lavoratore allergico dovrebbe dotarsi di apposite maschere, soprattutto in presenza di ambienti molto polverosi.
– I lavoratori e i datori di lavoro dovrebbero prestare particolare attenzione a segni di disidratazione o di macerazione, pruriti, sensazioni di bruciore ed improvvisi arrossamenti.
– Per impedire la cronicizzazione è fondamentale identificare in modo precoce le patologie allergiche per poi andarne a definire in modo altrettanto celere il loro specifico trattamento.
– È importante, per i programmi di prevenzione, favorire la collaborazione fra lavoratori, medico competente e datori di lavoro.
Altre misure preventive sono qui di seguito riportate:
– Areare le stanze in cui vi sia la presenza di muffe o umidità,
– Controllare e pulire periodicamente i filtri dei condizionatori dell’aria,
– Utilizzare i dispositivi di protezione individuale nelle mansioni a rischio (mascherine, guanti, etc…),
– Sostituire, se possibile, eventuali sostanze allergizzanti,
– Prevedere pulizia dell’ambiente di lavoro.

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