Rischio reale e rischio percepito: sai distinguerli?

Agosto in ufficio
Agosto: chi parte e chi resta… in ufficio
3 agosto 2018
ansia da rientro
Il rientro dalle ferie: più souvenir o più ansia?
31 agosto 2018
Rischi reali e rischi percepiti

Rischi reali e rischi percepiti

C’è chi lo ama, chi lo teme e chi semplicemente lo ignora. Comunque sia è sempre intorno a noi. Stiamo parlando del rischio.
Che ci piaccia o no ogni nostra attività, per quanto banale, comporta un rischio, ovvero la possibilità di essere danneggiati da un pericolo.

In genere l’uomo non è un amante del dolore e men che meno della morte, ragion per cui si è da sempre adoperato per fronteggiare i rischi sul suo cammino. Che si trattasse di accendere un falò nella notte per tenere lontani i leoni, di innalzare muraglie per respingere un’invasione di nerboruti Unni o semplicemente di usare le presine da cucina per estrarre una incandescente teglia di parmigiana dal forno, il concetto è sempre lo stesso: evitare di farsi male.

Millenni di esperienza nella gestione dei rischi avrebbero dovuto renderci dei veri esperti in materia, ma c’è un problema: la percezione del rischio è soggettiva. Per questo oggi si distingue fra rischio reale e rischio percepito… ed è quest’ultimo che ci frega. La probabilità che un pericolo si abbatta effettivamente su di noi è valutata più o meno alta a seconda del nostro contesto socio-culturale, da quante informazioni e familiarità abbiamo su un dato evento pericoloso e da quanto lo possiamo controllare (o riteniamo di poterlo fare). Per esempio, entrare in una casa in fiamme rappresenta un rischio reale e, per la maggior parte di noi, anche un rischio percepito più che sufficiente a tenercene lontani. Ma se sei un pompiere hai sufficienti informazioni, competenza, familiarità e controllo della situazione per affrontarlo, quindi il tuo rischio percepito è più basso.
Ci sono casi in cui però il “gap” fra le due situazioni è maggiore: il rischio reale è presente e alto, mentre il rischio percepito è nullo o quasi. Scrivere un messaggio sul cellulare mentre si guida è culturalmente considerato normale e non grave (anche se tutti sappiamo che non si dovrebbe… o meglio che non si deve, senza il condizionale), ma tamponare chi abbiamo davanti, finire fuori strada o, peggio ancora, investire qualcuno sono tutte oggettive, possibili e tutt’altro che improbabili conseguenze.

Quindi il rischio è fra noi, ma noi non lo guardiamo. Peccato che quando il rischio si concretizza, non ce lo notifica sullo smartphone ma sulla nostra pelle… o su quella degli altri. E quando questo accade, succede qualcosa. Ciò che prima appariva lontano e poco plausibile, diventa improvvisamente una minaccia ben delineata. E così si diventa più prudenti: la nostra percezione del rischio è cambiata e con lei le nostre azioni.

È quello che succede dopo i grandi disastri. L’incidente dell’autocisterna a Bologna e il crollo del ponte Morandi a Genova ne sono un esempio: secondo Asaps, associazione sostenitori e amici della polizia stradale, a seguito dei due disastri e, in particolare, nel fine settimana del 18-19 agosto si registra il minor numero di morti sulle strade nei weekend di quest’anno, addirittura nessuna vittima sulla rete autostradale in Italia. Il dato riguarda il monitoraggio del numero di incidenti dei fine settimana rilevati dalla Polizia Stradale e dai Carabinieri (esclusi quelli rilevati dalle Polizie Locali) nelle ultime cinque settimane (fonte Ansa). Sembra curiosa per essere una coincidenza e porta a pensare che i recenti fatti abbiano diminuito il nostro senso di sicurezza, spingendoci ad essere più prudenti… benché nello specifico una guida più sicura non avrebbe salvato le vittime di Genova, ma ne può salvare altre in altre situazioni.

Purtroppo il cambio di percezione provocato dai disastri avvenuti ad altri non dura mai troppo a lungo…

Un tempo i rischi reali erano ben percepiti da tutti e si stava più in guardia. Oggi molto meno e spesso si muore in modo stupido o, peggio ancora, si provoca la morte di altri per negligenza, superficialità, indifferenza o semplice ignoranza.
Dalla scimmia fino all’Homo sapiens, il genere umano è riuscito a vincere la battaglia contro i pericoli e ad evolversi fino ad oggi. Riusciremo ad essere all’altezza dei nostri antenati e a preservarci per altrettanti millenni o la selezione naturale non ha fatto i conti con i selfie?

Comments are closed.