RITROVAMENTO ORDIGNI BELLICI E RISCHIO ESPLOSIVO

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In questo articolo tratteremo il rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di ordigni bellici rinvenuti durante l’attività di scavo.

Il tema dei ritrovamenti di ordigni bellici inesplosi durante le attività di scavo, ad esempio nelle attività connesse con la realizzazione di opere pubbliche, è stato ampiamente affrontato in una specifica proposta di legge di modifica del D.Lgs. 81/2008.

Nella relazione introduttiva alla proposta (presentata il 16 febbraio 2010) si ricordava, ad esempio, che, alla data della presentazione, erano già circa 10.000 gli ordigni bellici ritrovati sulle tratte riguardanti l’alta velocità ferroviaria. Ritrovamenti che dimostrano la necessità di una corretta attività di bonifica per tutelare i lavoratori dei cantieri temporanei e mobili dal rischio di esplosione derivante dall’attivazione accidentale di residuati bellici. E in questo caso le mansioni a maggiore rischio sono non solo quelle dei lavoratori addetti alle attività di scavo, manuale e meccanico, ma anche quelle dei lavoratori addetti alle trivellazioni finalizzate alle prospezioni archeologiche ed ai rilievi ambientali.

Approvata il primo ottobre 2012, la legge n. 177/2012, recante “Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici”, ha dunque modificato il decreto 81/2008. Ad esempio, aggiornando l’Allegato XI in cui sono definiti i lavori comportanti rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori: ora sono compresi anche “i lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall’innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo”. E contemplando una “valutazione del rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri”.

Tuttavia queste novità normative hanno suscitato alcuni dubbi e quesiti su come affrontare la valutazione dei rischi e la bonifica degli ordigni bellici. Dubbi che si sono trasformati in un’istanza di interpello che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha presentato alla Commissione Interpelli prevista dall’art. 12 del D.Lgs. 81/2008.

In risposta ai quesiti del CNI è stato pubblicato l’Interpello n. 14/2015 del 29 dicembre 2015 che ha per oggetto la “risposta al quesito in merito alla bonifica preventiva degli ordigni bellici”.

Con l’istanza di interpello si è voluto conoscere il parere della Commissione in merito ai seguenti tre quesiti:

  1. la valutazione del rischio – con riferimento al comma 2-bis dell’art. 91 del D.Lgs. 81/2008, aggiunto al Testo Unico dalla legge 177/2012 – è “da intendersi relativa ai rischi derivanti dalle attività di scavo, di qualsiasi profondità e tipologia, eseguite dai lavoratori delle imprese impegnate nel cantiere, oppure ai rischi derivanti dalla specifica attività di bonifica da eseguirsi da parte di impresa specializzata in bonifiche di ordigni bellici”?
  2. la valutazione del rischio che deve effettuare il coordinatore per la sicurezza è “necessaria sempre, in ogni caso in cui in cantiere siano previste attività di scavo, oppure soltanto a seguito di specifica richiesta da parte del committente, motivata sulla base di dati storici oggettivi che testimonino la possibilità di rinvenimenti di ordigni bellici nell’area interessata dal cantiere”?
  3. quale è “il ruolo e le forme di collaborazione previste e consentite dalla normativa con il Ministero della Difesa e/o lo Stato Maggiore della Difesa, in quanto unici soggetti presumibilmente in possesso di mappature ufficiali in tema di ordigni bellici inesplosi, al fine di consentire ai Committenti ed eventualmente ai Coordinatori per la sicurezza nei cantieri oggetto di scavo, di poter usufruire di dati storici attendibili che consentano una valutazione oggettiva dei rischi derivanti dalla presenza di ordigni bellici inesplosi”?

In merito al primo quesito, “la valutazione del rischio inerente la presenza di ordigni bellici inesplosi deve intendersi riferita alle attività di scavo, di qualsiasi profondità e tipologia, come espressamente previsto dall’art. 28 del d.lgs. n. 81/2008”

In merito invece al secondo quesito, “la valutazione del rischio derivante da ordigni bellici inesplosi deve essere sempre effettuata dal coordinatore per la sicurezza, in sede progettuale, qualora in cantiere siano previste attività di scavo. Tale valutazione, nell’ambito del Piano di Sicurezza e di Coordinamento (PSC), può essere effettuata ad esempio sulla base di dati disponibili:

– analisi storiografica;

– fonti bibliografiche di storia locale;

– fonti conservate presso gli Archivi di Stato: archivi dei comitati provinciali protezione antiaerea e archivi delle prefetture;

– fonti del Ministero della Difesa: Uffici BCM del 5° Reparto Infrastrutture di Padova e del 10° Reparto Infrastrutture di Napoli competenti, rispettivamente, per l’Italia settentrionale e per l’Italia meridionale e le isole;

– Stazioni dei Carabinieri;

– Aerofototeca Nazionale a Roma;

– vicinanza a linee viarie, ferroviarie, porti o comunque infrastrutture strategiche durante il conflitto bellico;

– eventuali aree precedentemente bonificate prossime a quelle in esame oppure attraverso un’analisi strumentale”.

E, in ogni caso, la valutazione documentale, se “insufficiente per la scarsità di dati disponibili, potrà essere integrata da un’analisi strumentale”.

Per concludere con il terzo quesito si evidenzia “che non esiste al momento alcuna mappatura ufficiale comprensiva di tutte le aree del territorio nazionale interessate dalla presenza di possibili ordigni bellici. Al riguardo, il Ministero della Difesa ha avviato un progetto per la realizzazione di un database geografico, sul quale registrare tutti gli ordigni rinvenuti, da mettere in futuro a disposizione di chi ne ha necessità”.

Mi raccomando: sempre un occhio di riguardo alla sicurezza e…a dove mettiamo i piedi!

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