ROGO DI PRATO, CONDANNATI TRE IMPRENDITORI CINESI

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In data 12 gennaio 2015 è giunta la sentenza in primo appello relativa all’incendio in cui a Prato, il 2 dicembre 2013 morirono sette lavoratori.

La ricostruzione dei fatti

L’incendio è divampato intorno alle 7 in un capannone nella zona industriale del Macrolotto, in via Toscana a Prato; secondo le ricostruzioni dei tecnici generato per un guasto nell’impianto elettrico. Nell’incendio persero la vita cinque uomini e due donne, tutti cinesi che lavoravano e vivevano, in loculi in cartongesso, nella ditta. Fumo e fiamme non lasciarono loro scampo: i finestroni del capannone erano pure dotati di sbarre, si salvò chi riuscì a raggiungere la porta e aprirla.

La sentenza

Tutti gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo plurimo, otto anni e otto mesi di reclusione per il titolare dell’impresa, pene tra sei e sette anni per i suoi due collaboratori (nonché familiari). Si evidenzia come sia ancora in corso il processo ai proprietari del capannone.

Nella sentenza vengono anche stabiliti i risarcimenti per uno dei sopravvissuti all’incendio, per quattro familiari di secondo grado delle vittime, per le parti civili Filctem, Cgli, Cisl, Uil, Inail e Comune di Prato.

Con simili presupposti, difficile parlare di questioni tecnicamente rilevanti in tema di sicurezza sul lavoro. Risulta casomai più importante rimarcare la troppo frequente ricorrenza di situazioni lavorative al limite del disumano, ove la trascuranza delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro rischia di passare tristemente in secondo piano: in casi del genere, vengono infatti in considerazione le più elementari norme sull’infrastruttura (impianti elettrici, riscaldamento e altro), dalla cui violazione è scaturita – nella vicenda di Prato – l’incriminazione non soltanto dei vertici dell’impresa, ma anche dei proprietari del capannone.

 

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