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Chilometri di coda, dita che picchiettano nervosamente sul volante, contachilometri che sale al massimo ad una velocità di 10 o 15 chilometri orari, per poi tornare drasticamente allo zero.

Trovarsi in un ingorgo stradale, bloccati da altre vetture, senza riuscire a vedere neppure la fine della coda può facilmente generare, sia a livello conscio che inconscio, sensazione di impotenza legati a sensazioni di perdita del controllo, dell’autonomia…

E’ doveroso sottolineare che le reazioni sono sempre soggettive e generate non tanto dall’evento in sé quanto dalla percezione individuale che si ha dell’evento.

Detto in altri termini, ognuno di noi reagisce non all’evento oggettivo ma alla rilettura soggettiva che fa di quell’evento. Ad esempio, trovarsi nel traffico senza una particolare urgenza temporale, magari con un amico che non vedevamo da tempo può generare una reazione molto diversa rispetto a quella generata dal trovarsi nella stessa situazione di traffico da soli e con un appuntamento importante al quale temiamo di arrivare in ritardo.

Uno studio ha evidenziato che dopo circa 20 minuti di esposizione ad una situazione di traffico intenso i livelli di cortisolo, conosciuto anche come l’ormone dello stress, aumentano in modo esponenziale in modo particolare negli uomini.

Con il proseguire dell’esposizione al traffico si modificano diversi parametri fisiologici (aumento della pressione, aumento del ritmo respiratorio, del battito cardiaco) e il corpo sembra predisporsi per quella che generalmente viene definita come reazione di attacco o fuga. In altre parole è come se ci si predisponesse, in modo inconscio, ad affrontare un pericolo.

COSA FARE?

In linea generale al manifestarsi dei primi sintomi può essere utile permettere al corpo di scaricare l’energia in eccesso attraverso piccole azioni fisiche che, ovviamente, non violino le norme di sicurezza stradale: aprire e chiudere le mani, masticare un chewingum, tenere il ritmo con piccoli movimenti della testa e via dicendo. Non esiste un’azione universalmente valida, ognuno può trovare quella più funzionale a sé. L’obiettivo è scaricare fisicamente con piccole azioni innocue e agite consapevolmente l’adrenalina in modo da evitare che aumenti d’intensità e possa sfociare in azioni dannose.

Ma anche la psiche può essere di grande aiuto: in tal senso risulta utile impegnare la mente distraendola dall’evento percepito come stressante e concentrando l’attenzione su altro, possibilmente qualcosa di piacevole.

Ascoltare una musica che ci piace, seguire una trasmissione radiofonica di nostro interesse sono esempi di azioni che possono spostare l’attenzione dal traffico riducendone così il potere stressogeno.

Un fattore che aiuta a scaricare l’adrenalina e, contemporaneamente, a distrarre la mente dal traffico sembra essere quello relazionale: sempre con il dovuto rispetto delle norme stradali (uso di viva voce o auricolare nel caso di comunicazione telefonica) è funzionale parlare con un interlocutore purché lo scambio sia piacevole e non emotivamente intenso.

E’ importante sottolineare che “l’azione distraente” non deve portarci ad infrangere le norme di sicurezza stradale e non deve impattare sulla concentrazione necessaria per guidare in modo prudente!

 

 

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